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  domenica 27 settembre 2020 Riflessione di Don Ermanno Registrazione 
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Riflessione
TEATRO: STRUMENTO DI CULTURA A PISOGNE
"Non vedo una cultura cattolica in Italia". Questo lapidario e inequivocabile giudizio è stato espresso, poco prima della sua morte, da Paolo Grassi, già sovrintendente del Teatro alla Scala e poi presidente della Rai.
Ma anche Croce molti anni prima stupiva gli studiosi per la totale noncuranza che dimostrava nei suoi scritti nei riguardi della cultura cattolica .Gramsci non è stato da meno, dichiarandola inesistente e affermando che nel secolo XX non vi sono stati emuli del Manzoni, ma solo nipotini del P. Bresciani (un romanziere dell"800 con scopi edificanti e devozionali); e nei "Quaderni del Carcere" aggiungeva che "il cattolicesimo è sterile per l'arte". Anche I. Montanelli, con il solito sarcasmo, aveva giudicato la cultura cattolica "la cultura delle mummie... ".
Se questi giudizi severi appartengono al mondo laicista, c'è da dire che anche alcuni esponenti del mondo cattolico non sono stati molto più teneri. Dobbiamo porci prima di tutto una domanda iniziale: è possibile una cultura cattolica, e se sì, esiste una cultura cattolica e quale ruolo ha svolto in Italia in questi secoli? Per rispondere bisogna chiarire che cosa si intende con la parola "cultura". Per alcuni studiosi essa comprende non solo le idee, ma anche le abitudini, i costumi, i processi tecnici, ecc. oppure altri intendono per cultura il segno che l'uomo con la sua intelligenza, la sua libertà e la sua attività imprime alla natura e alla storia, "umanizzandole" e quindi determinando una elevazione e una promozione dell'uomo stesso.
Questo ci fa capire che la cultura implica una visione dell'uomo e del mondo e. conseguentemente, una serie di comportamenti personali e sociali volti a realizzare taluni valori in cui si crede. Quindi cultura è sì costume e istituzioni, ma soprattutto è filosofia, morale, arte: è insomma umanesimo.
Il motivo che ci ha mosso alla ristrutturazione del teatro è proprio questo: che sia uno strumento autentico di cultura. Non facciamo il teatro, tanto per avere un ambiente in più da gestire, ma perché ci crediamo come strumento: dibattiti, incontri formativi, confronti, concerti di musica di ogni tipo, teatro classico, amatoriale, film, occasioni comunitarie per le scuole e le famiglie…..per un uso autenticamente polivalente e di crescita.
Qualcuno mi ha chiesto se non si poteva ristrutturare il precedente teatro. Certo! Si sarebbe dovuto cambiare il tetto e rifare l’isolamento! Cambiare gli impianti e mettere a norma elettricità, uscite di sicurezza, ascensore, riscaldamento, macchina del cinema…il tutto per la bellezza di almeno un milione di euro. E con un centinaio di posti….non ci avrebbe proprio risolto nulla e avremmo speso una barca di soldi…..Ma non si poteva fare a meno di ristrutturare? Certo! Bisognava chiuderlo perché il tetto diventava pericoloso. Avremmo tenuto in vita un relitto da custodire……
Ma serve un teatro, oggi? Usato bene e con la giusta frequenza serve….eccome! Nella mia precedente esperienza avevo un teatro nuovo di circa 200 posti e vi assicuro che almeno una quarantina di volte all’anno veniva utilizzato ed eravamo in periferia di città….con tante occasioni più golose in Centro…..
Forza allora…..diamo vita a questo strumento che, lo vedrete col tempo, diventerà indispensabile per un servizio culturale il più possibile vero e fecondo….Grazie se ci aiuterete.
Don Ermanno
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